Instillazioni endovescicali di acido ialuronico - Prova2

Instillazioni endovescicali di acido ialuronico

Instillazioni endovescicali di acido ialuronico

Il presente articolo tratta dell’acido ialuronico come trattamento contro le cistiti batteriche. Vediamo come agisce, quali sono i pro e i contro.
Innanzitutto, l’acido ialuronico – con concentrazioni variabili in base al prodotto – è introdotto in vescica grazie a una sonda vescicale: si tratta di un’instillazione e non di un’iniezione (nessun impiego di siringa, né ago).

Pro e contro delle instillazioni endovescicali di acido ialuronico
Questo trattamento, dietro prescrizione medica, ha come obiettivo quello di ‘rivestire’ la parete uroteliale, e più in particolare lo strato di GAG, con lo scopo di ripristinare l’integrità della mucosa per aumentare la resistenza alle irritazioni (in particolare contro l’acidità urinaria) e ridurre l’infiammazione in corso se la cistite è abatterica (ad esempio, nella donna in menopausa).
Ma attenzione, le instillazioni endovescicali non sono esattamente una passeggiata. Per ogni sessione, bisogna recarsi in ASL o all’ospedale (una o due volte alla settimana per diversi mesi), il costo spesso non è rimborsabile, e la ripetuta cateterizzazione legata alla tecnica stessa mette la paziente a rischio di infezione e irritazione uretrale.
Per questo spesso in prima battuta è consigliabile piuttosto cercare di ottenere gli stessi risultati con un’integrazione orale, meno invasiva e vincolante.

Integratore versus instillazione
In uno studio clinica del 2014 è stata dimostrata una migliore efficacia dell’assunzione orale di Cistiquer a scapito delle instillazioni endovescicali.

Fa eccezione la cistite batterica
È importante sottolineare che questo approccio medico è indicato solamente in caso di cistite abatterica, quindi, infiammatoria. Invece, in caso di cistite batterica (infezione urinaria), questo approccio è poco interessante perché ha poca influenza sulla componente infettiva.
Effettivamente, i batteri uropatogeni colonizzano le vie urinarie aderendo ad esse, quindi si ancorano alla parete grazie a minuscoli arpioni (lecitine).
I recettori che servono da ‘punti di ancoraggio’ ai batteri si trovano sulla superficie della mucosa e l’azione di ‘colmare’ o rivestire la parete con acido ialuronico non permettono di ‘coprire’ questi recettori e purtroppo non impedirà ai batteri di legarsi alla mucosa.
In conclusione, questo approccio non può essere considerato una prevenzione dalle infezioni urinarie*. Può essere una misura coadiuvante nell’insieme di una strategia globale per combattere le infezioni urinarie ricorrenti se l’urotelio è danneggiato e gli integratori orali non aiutano.

*Per contrastare l’adesione batterica in vescica, il D-Mannosio è particolarmente indicato, non ha effetti collaterali né contro-indicazioni, è facile da assumere e meno costoso delle instillazioni.

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